Dicono di me - Maria Billeri - sito ufficiale del soprano italiano - official website of the italian soprano

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Dicono di lei

Concerto lirico sinfonico (2016)

-Teatro Mascagni, Chiusi, 5 agosto 2016

Connessiallopera
Che io sia un convinto estimatore di Maria Billeri è cosa nota. Fin da quando ebbi modo di ascoltarla come protagonista della Medea di Cherubini nel 2010 e, negli anni successivi, nei vari Ernani, Nabucco, Turandot, Norma (bellissima quella al Teatro La Fenice, nel luglio dello scorso anno), come pure nella Maria de Rudenz di Donizetti (in due recite memorabili nel 2013 a Bergamo), mi sono trovato ogni volta al cospetto di una professionista a tutto tondo, di una musicista impeccabile, di una cantante-attrice dotata di talento, quello vero. È stato quindi un piacere l’averla ritrovata in perfetta forma, ospite dell’Orizzonti Festival, in un concerto lirico-sinfonico il cui programma ha rappresentato un vero e proprio tour de force della vocalità verdiana. La Billeri possiede una voce di vero soprano lirico-spinto sonora, voluminosa e rigogliosa in tutti i registri. La capacità di sostenere quelle escursioni dinamiche che spingono il suo strumento fino a forti e a fortissimi pieni e corposi è una delle caratteristiche che, assieme al temperamento dirompente, rendono questa artista particolarmente adatta al repertorio del soprano drammatico. Bastano infatti poche note del recitativo dell’aria di Elvira dall’Ernani per ascoltare un suono ampio e timbrato, perfettamente sostenuto dal diaframma. La dizione chiarissima si sposa ad un fraseggio nobile e rifinito, così come gli accenti che cadenzano ritmicamente il successivo arioso risultano del tutto esemplari. A seguire, “Tutto sprezzo che d’Ernani”, una fra le cabalette più ostiche concepite da Verdi, evidenzia un dominio delle agilità sicuro e disinvolto, soprattutto se rapportato al “peso” effettivo di una voce di tale caratura. La Billeri è poi molto abile nel diversificare subitaneamente l’atmosfera di ciascun brano, passando da recitativi scolpiti ed imperiosi, a cantabili realizzati attraverso un legato d’alta scuola e fiati da manuale, così come si evince particolarmente in “Anch’io dischiuso un giorno” da Nabucco (coronata, peraltro, da un do acuto in pianissimo di grande suggestione), momento che procura alla cantante un prolungato applauso ancor prima dell’esecuzione della successiva cabaletta. Il timbro è di bella qualità e smaltatura e si mantiene omogeneo nel colore, mentre l’emissione permane morbidissima, almeno fino agli estremi acuti da emettersi con forza, laddove il suono diviene appena più vibrato e graffiante, peculiarità questa, che il soprano sfrutta con astuzia a fini drammatici. L’aria di Lady Macbeth mostra altrimenti il lato più cupo e ferino dell’interprete, la quale appare talmente calata nel personaggio da far dimenticare al pubblico presente, soggiogato dal magnetismo scenico che promana dall’artista pisana, di stare assistendo “solamente” a un concerto. Come da programma, in conclusione, la Billeri (ancora “fresca come una rosa”, occorre dirlo) attacca “Pace, pace mio Dio” da La Forza del Destino e questa volta, la vocalista prende il sopravvento producendosi in un’esecuzione mozzafiato di quest’aria. Le volute melodiche del canto, la cavata preziosa, le frasi lunghe, quasi interminabili (cosa non è, in bocca alla Billeri, quel “L’amai, gli è ver!…ma di beltà e valore cotanto Iddio l’ornò, che l’amo ancor”), le messe di voce profuse a piene mani lungo tutta la durata del brano (una per tutte, quella sul si bemolle acuto di “invan la pace” che da un iniziale pianissimo si espande progressivamente fino a riempire tutta la sala), sono prodezze vocali che non si ascoltano tutti i giorni e, difatti, al termine dell’aria vengono salutate dal pubblico con un applauso roboante. Richiesto a gran voce, subito dopo arriva anche il bis a sorpresa: “Un bel dì vedremo” dalla pucciniana Madama Butterfly. Qui, la Billeri dà prova di saper sostenere anche un canto più dolce ed introspettivo, cesellando comunque con la consueta autorevolezza la celeberrima aria e siglando così una performance di assoluto livello. A questo punto sorge spontanea una riflessione: in un epoca in cui, stagione dopo stagione, direttori artistici insipienti, supportati da agenti compiacenti, ci propinano all’infinito Musette travestite da Aida e Mimì che si spacciano per Abigaille, la verità e l’onestà vocale di un’artista come Maria Billeri assumono prepotentemente la funzione di un’impietosa cartina al tornasole.
Andrea Dellabianca

Operaclick
[…] Entra dunque Maria Billeri ed esegue l'ardua scena di entrata di Elvira dall'Ernani, con recitativo, aria e cabaletta. È stato uno dei suoi ruoli prediletti nel recente passato, con una produzione che ha girato per i teatri del Nord Italia, proprio con la regia di Andrea Cigni.
Segue l'Intermezzo dalla Manon Lescaut, per dare un breve respiro al soprano prima del momento solista di Abigaille. Anche qui recitativo, aria e cabaletta, eseguita in una sola strofa. Il recitativo e l'aria sono uno dei momenti migliori del concerto e fotografano la vocalità del soprano, che, dopo una lunga carriera in sordina come soprano lirico, ha assecondato la naturale evoluzione della voce che l'ha portata ad affrontare il repertorio spinto e drammatico e a imporsi all'attenzione. Momento cruciale di questo passaggio relativamente recente, ma ormai consolidato, furono probabilmente le recite del 2010 a Cremona nella Medea di Cherubini. Lo strumento è molto particolare, possedendo l'ampiezza di cavata del soprano spinto, che trova nel registro medio grave i colori più caldi di un timbro molto bello, unito ad una potenza non comune, che nella piccola sala del Teatro Mascagni risultava impressionante.
Così il recitativo imperioso, che impegna due ottave, contrastava giustamente con l'aria dall'andamento belliniano che impegna la tenuta dei fiati e richiede toni patetici e capacità di alleggerire sul passaggio vocalizzato sulla parola “incanto”.
Seguiva poi […] il Preludio di Macbeth, che introduceva alla scena di ingresso di Lady Macbeth. Dopo la lettera, anche qui di nuovo recitativo, aria e cabaletta, di un ruolo non ancora affrontato in teatro, ma che pare nelle sue corde. Il programma […] si completava con "Pace, pace mio dio", dalla Forza del Destino, altro momento che metteva in evidenza lo spessore del registro centrale del soprano e costituiva probabilmente il secondo momento di spicco del concerto, dopo "Anch'io dischiuso un giorno" dal Nabucco.
Grandi applausi per la cantante, per il direttore e per l'orchestra, che concedevano due bis. Il primo costituiva un inatteso e pucciniano richiamo ad un ruolo affrontato dalla Billeri nel suo passato più lirico, l'aria "Un bel dì vedremo", unica concessione al di fuori del programma verdiano, eseguita con accenti partecipi e intensi. Finale festoso con il Valzer brillante di Verdi orchestrato da Nino Rota, con pubblico entusiasta e lunghe ovazioni per i protagonisti della serata.
Fabrizio Moschini


Nabucco (2015)

-Teatro Pavarotti di Modena, 7,9,11 ottobre 2015  e Teatro Pergolesi di Jesi, 16 e 18 ottobre 2015

Operaclick
Maria Billeri ha acquisito una certa notorietà solo negli ultimi anni, a fronte di una carriera lunga ma sempre a margine dei palcoscenici più noti, la qual cosa si fa davvero fatica a comprendere. Infatti, rilevati per dovere di cronaca alcuni estremi acuti un po’ metallici, va detto che la voce è ricca di armonici, tecnicamente sana e priva di fratture fra i registri ed estesa in alto quanto in basso, adattissima per la parte monstre di Abigaille. Colpisce soprattutto la padronanza del registro basso, mai aperto o sguaiato, evidente fin dall’ingresso Prode guerrier! e ribadito nel periglioso salto d’ottava di Fatal sdegno , in aggiunta a una maturità interpretativa che permette di non rendere Abigaille una virago scalmanata, come sovente accade. Aggiungiamo l’ottima resa di trilli, agilità e acuti nella cabaletta Salgo già del trono aurato (eseguita due volte con variazioni) e avremo una prestazione decisamente d’eccellenza
Domenico Ciccone


Corriere Adriatico
[...] il soprano Maria Billeri (Abigaille), una voce squillante, capace di affrontare con disinvoltura e temperamento da prima donna le micidiali agilità vocali richieste dalla partitura.


Norma (2015)
- Theater “La Fenice”of Venezia
Operaclick
Norma, personaggio tra i più frequentati negli anni recenti da Maria Billeri, che propone una protagonista nel solco di una tradizione ormai perduta, che al giorno d'oggi è considerato quasi una stravaganza, ma che un tempo era pressoché la regola. Vero soprano lirico spinto, infatti, dalla voce ampia e dal timbro prezioso, omogenea e ricca al centro come in basso (dove evita qualsiasi apertura del suono), la Billeri valorizza i cantabili, le parti liriche, il lato più intimo e quello sacerdotale di una parte tanto complessa. Un ruolo, quello di Norma, che, mettendo da parte un paio di esecutrici storiche del dopoguerra (storiche non per caso, in effetti), ha sempre dovuto accettare compromessi e sempre più col passare degli anni è stato affidato a interpreti relativamente leggere, capaci di sostenere i passi più scopertamente belcantistici.
La protagonista impone i suoi accenti nobili  soprattutto nell’esecuzione di “Casta Diva”, nel primo duetto con Adalgisa e nel finale (da “In mia man alfin tu sei” fino alla salita al rogo, dove non è cosa di tutti i giorni ascoltare tre vocalità tanto ricche quali quelli di Billeri, Kunde e Beloselskiy.

Fabrizio Moschini


Turandot (2015)
- Teatro “Coccia” di Novara
Teatrionline
La Billeri, oltre ad aver debuttato con successo nello stesso personaggio a Cagliari la scorsa estate, ha dalla sua una potenza vocale di indiscussa qualità artistica e una presenza dai forti accenti espressivi. Con notevole professionalità, assoluto rigore esecutivo e interpretativo ha affrontato questo ruolo molto impervio con una resa, oseremmo dire, perfetta, trasmettendo agli astanti sicurezza e credibilità scenica.

Opera World
[…]Detto e fatto: il soprano arriva in teatro ad opera già iniziata, ha appena il tempo di vestirsi e darsi una spolverata di trucco e viene subito catapultata in palcoscenico per la scena degli enigmi. La recita si conclude così, poiché se è vero che la Billeri aveva debuttato il ruolo a Cagliari l’estate scorsa, v’è anche da dire che là si eseguì l’opera fin dove la compose Puccini e cioè senza il “finale Alfano”. La nostra “eroina” -altro che Principessa di gelo!- in due giorni ha messo in gola il duettone con il tenore: memoria di ferro. Miracolo “all’italiana” è vero, ma anche vocalità a prova di bomba, musicalità adamantina e saldezza di nervi come pochi altri possono vantare. Questa la breve cronaca di un’avventura finita assai bene, con un pubblico che l’ha festeggiata non solo per il coraggio e la determinazione, ma soprattutto per la bravura. La Billeri, infatti, si impone oggi come una delle più autorevoli Turandot su piazza, e non solo quella italiana. La vocalità, solida e ricca di armonici, è una di quelle che si stagliano sempre, anche sui pieni di orchestra e coro, come per esempio nel trionfale finale secondo. Va aggiunto che la peculiarità del timbro, che poi sostanzialmente è quello di un “liricone” all’antica, cioè ricco nel centro, ma svettante nell’acuto, la rende perfettamente individuabile. Il suono è ricco e ben proiettato, magari non proprio carezzevole, ma certo adatto ai ruoli che richiedono una forza interiore, un’aggressività ed anche, come in questo caso, il tono della crudeltà femminile: si pensa ad Abigaille, a Medea, alla Lady del Macbeth; tutti ruoli che, con la sua autorevole Norma, la vedono primeggiare. Il ché non vuol dire che la Billeri non domini un legato perfetto, non sappia modulare i suoni dal pianissimo al fortissimo, non le riescano messe di voce seducenti ed ammalianti. Insomma, non è stata certo una Turandot di “au sauvatage” o, peggio, di ripiego. Il suo nome dovrebbe figurare tra i primi in cartelli nei teatri internazionali. La sua sostituzione, in fin dei conti, si è rivelata una fortuna, dimostrando, tra l’altro, di avere una presa del personaggio ben maturata, tale da potersi inserire in questo come in qualsiasi altro spettacolo.
Horacio Castiglione

L’Opera
Venuta a mancare a poche ore dalla prova generale Daniela Dessì che avrebbe dovuto vestire i panni della protagonista, a salvare la situazione giunge Maria Billeri, non nuova a questa parte. La sua prova è apparsa all'altezza della situazione, perché la voce, ad onta di un vibrato non sempre controllatissimo, è sana e sonora, anche nei centri, e svetta in acuto senza eccessive slabbrature, ma soprattutto possiede gli accenti giusti per trasmettere il nevrotico travaglio interiore di Turandot: la grinta, il temperamento e certe selvagge sferzate vocali che restituiscono appieno l’imperiosa natura vocale del personaggio e le donano le credenziali giuste per non lamentare che il suo è stato un salvataggio dell’ultimo minuto, bensì la prova di una cantante che sa il fatto suo ed è padrona di questo ruolo perché ne conosce la verità espressiva.
Alessandro Mormile

Palermomania.it
Maria Billeri, superba Turandot, ha espresso colori limpidi e scintillanti con rabbia, sdegno e finalmente gioia. Conosce bene l’impervio ruolo che ha saputo rendere con efficace espressività.
Renzo Bellardone - Agata De Luca

Corriere della Sera
Ma positive le prove di [...] Maria Billeri, chiamata all'ultimo a sostituire Daniela Dessì nella parte eponima.
Enrico Girardi

OperaLibera
Maria Billeri nel ruolo del titolo conferma la sua bravura e i risultati sono decisamente buoni sia dal punto di vista vocale che attoriale. [...] Una Turandot particolarmente fragile ed umana quella di Maria Billeri il che non dispiace.
Margherita Panarelli


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